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Intervista
La chirurgia per la cura dell'obesità grave
Il 9 luglio 2008 il Prof. Nicola Basso, presidente eletto della Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche (SICOB), è stato intervistato durante la trasmissione televisiva Uno Mattina Estate di Rai Uno. L'intervista è di Veronica Maya, conduttrice del programma.
Di seguito potete leggere la trascrizione dell'intervista. Il video integrale è visualizzabile dal sito di Rai Uno.
E adesso, invece, parliamo di chili in più che, quando sono tanti, quando sono troppi, costituiscono sempre e comunque un grave e pericoloso rischio per la salute.
Diciamo che quando l'operazione è fatta, è finita, la cosa non finisce lì, anzi. Per il paziente inizia lì. Perché? Spieghiamolo.
Io dico sempre che, in linea di massima, quello che fa il chirurgo è dare al paziente una bicicletta per andare un po' prima e un po' meglio dove vuole arrivare. Poi il resto lo deve fare il paziente. Cioè, se lui non pedala la bicicletta non lo porta da nessuna parte. Più o meno il senso della chirurgia è questo.
Dottor Basso, parliamo ancora della chirurgia dell'obesità. Il malato che si rivolge a un chirurgo per questi motivi cosa si deve aspettare? Non è un fatto estetico, è un fatto che ci aiuta a salvare la pelle. Spieghiamo in che termini.
I termini sono molto precisi. L'indicazione alla chirurgia bariatrica è molto precisa: ci vuole un certo peso, perché questo peso determina delle conseguenze; che sono il diabete, le malattie di cuore, l'ipertensione, i tumori. Non tutti sanno che gli obesi vanno più facilmente incontro ai tumori. La risultante di tutte queste comorbidità è che circa 10-15 anni di vita non si godono più. Nel senso che uno va al cimitero 15 anni prima. Ora, io credo che questa sia una cosa assolutamente importante.
Quindi è un intervento salvavita prima di tutto. A prescindere dal fatto che poi uno la vita la vive un po' meglio perché non poter salire un piano di scale, non potersi allacciare le scarpe la mattina, pensiamo solo a questo,…
Subentra anche un fattore psicologico che condiziona la vita di tutti i giorni.
Si, certo. Condiziona la vita sociale, la vita sessuale, la vita familiare. Condiziona tutta quanta la vita. Noi parliamo di gente che pesa 100 in su… l'altro giorno ho operato uno di 220 chili. Non si poteva muovere più.
Quindi è questo il punto da tenere presente. Ora, logicamente, il paziente che pesa 220 chili, che ha l'insufficienza respiratoria, che ha l'ipertensione, ha bisogno di cure particolari. Ecco l'esigenza di centri organizzati. Centri che hanno esperienza in questo campo. La Società, della quale mi onoro di far parte, di Chirurgia della Obesità è proprio questa l'azione che sta cercando di fare, cioè di far capire che c'è necessità di una competenza specifica in questo campo.